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Naim vs Naim
Confronto fra 3 impianti Naim

Quand’ero ragazzo l’americana Acoustic Research, produttrice di diffusori che per i tempi si potevano definire ‘compatti’, li reclamizzava attraverso l’endorsement di celebri musicisti: Karajan, Ozawa, Serkin. Erano i primissimi anni Settanta e la distinzione fra musica classica e leggera aveva, per molti, ancora senso; e AR ne approfittava.

Oggi a nessuno verrebbe in mente di comprare casse ‘adatte alla musica classica’: quasi nessun costruttore cerca la linearità, e il culto della personalità largamente dominante mette ciascun marchio in condizione di indirizzare i propri prodotti a un certo tipo di gusto, non a una cultura.

Eppure, la familiarità con il suono della musica deve avere ancora senso per qualcuno se l’amico Alfredo, di AFMerate, mi ha chiesto di provare un paio di sistemi audio e buttare giù qualche impressione: poiché lavoro con la musica e passo il mio tempo in mezzo al suono degli strumenti musicali.

 

Ho scelto Naim, bandiera del British: per il radicalismo delle scelte, l’omogeneità del house sound, la varietà della gamma e la quasi totale compatibilità interna. Naim, in un certo senso, si pone come marchio anti-hifi: nessun interesse dichiarato per l’immagine stereo, nessuna inclinazione al vellutato, il valvolare, il carezzevole – che in musica non esistono. Piuttosto, l’implementazione di circuitazioni semplici attraverso stadi di alimentazione progressivamente sofisticati e potenti, cura maniacale dell’isolamento meccanico ed elettrico di ogni stadio, al fine di ottenere la perfezione temporale del suono: ritmo, coerenza, integrità dei rapporti timbrici. O, come loro preferiscono dire, fun, divertimento.

 

Tre sistemi, a differenti livelli di costo: CD5XS, FlatCapXS (alimentatore esterno per il CD e il pre dell’integrato), NaitXS; CDX2, integrato Supernait; CDX2, pre Nac 282 (con alimentatori esterni Snaps e HiCap2), finale Nap 250. Tutti e tre provati con i loro diffusori Ovator S-400, collegati con il loro cavo di potenza.

 

Bene, mi sono rimaste impressioni diverse, definite e molto omogenee delle elettroniche e dei diffusori. Ho scelto musica diversa, registrata diversamente fra il 1962 e il 2011.

 

  • CD5XS/NaitXS/FCXS: Relativa morbidezza, molta ambienza, calore e dettaglio; l’immagine è diffusa in tutto lo spazio fra i diffusori e c’è una certa naturale differenziazione dei piani sonori senza arrivare all’effetto 3D dei tipici sistemi hifi. Gli strumenti senza troppo corpo (flauto, voce femminile, chitarra spagnola) sono nettissimi e si staccano dal silenzio con buona verosimiglianza, per un sistema ‘entry level’. Prevale una certa ‘femminilità’.

  • CDX2/Supernait: i bordi si acuiscono, le posizioni si spostano un po’ verso l’esterno, la luce generale è più chiara e omogenea. Un po’ troppo omogenea, forse, ma somiglia di più al reale. La spinta del finale è chiaramente maggiore. Il basso è controllato ma, forse, leggermente meno ‘intonato’ che nel primo sistema. In ogni caso tutto è più ‘vero’.

  • CDX2/282/250: Le stesse qualità sonore del piccolo sistema ma con un ‘punch’, una dinamica inattesi. La massima ricchezza di pasta, di ambienza, di volume. La chitarra sembra leggermente amplificata, ma è molto naturale. E’ un sistema che spinge, coinvolgente e dinamico. Il rapporto fra nettezza e pienezza è davvero speciale.

 

Quanto alle Ovator, due anime diverse: il BMR (trasduttore unico per le frequenze da 700 Hz in su) assicura una coerenza fra medio e acuto, un incrocio con i woofer pressoché perfetti, e garantisce un’immediatezza degli attacchi al riparo da qualsiasi artificiale ‘valvolosità’; i due woofer in cassa chiusa, però, danno a questi diffusori un corpo, una sostanziosità sconosciuti,  ¬

finora, in casa Naim. Una cassa ‘strana’ che mi ha lasciato l’impressione di cose molto giuste, dette in buona lingua musicale, ma a voce forse un po’ grossa, un po’ assertiva.

Anche il piccolo integrato le pilota benissimo: ma il risultato che porterei a casa io, se volessi uno dei tre sistemi, è il secondo, con il Supernait. Luminosità e materia qui si sommano al meglio.

 

Queste elettroniche, per le mie orecchie, somigliano alla musica vera come poche, pochissime. Il punto è: l’appassionato di hifi vuole che il suo sistema suoni come la musica vera?

 

Massimo Bertola