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Raidho e Naim
Raidho C1.1 con Naim Nait5si

Come tutti sanno, l’Inghilterra ha conquistato il mondo due volte: la prima nel 1964, quando i Beatles sbarcarono in America e John Lennon dichiarò, ai giornalisti, che l’avevano trovata ‘svoltando a destra dopo la Groenlandia’. Ebbero un successo straordinario e gli americani - più abituati a occupare che a essere occupati - parlarono di British invasion.

La seconda, una ventina d’anni dopo, con l’alta fedeltà. Se la prima invasione era stata un po’ casereccia e abbastanza inaspettata, la seconda fu presa sul serio, e venne accompagnata da un rigoroso decalogo. La prima prescrizione era: Mai più di un sistema di altoparlanti nella stessa stanza (perfino quello del televisore può interferire!) e la prima legge: Source first (prima la sorgente!), anche espressa con l’aforisma Garbage in, garbage out (pattume in ingresso, pattume in uscita), il che era un po’ la stessa cosa e significava che un anello della catena audio migliore di quello precedente non poteva mai rimediare i guasti di quello peggiore che lo precedeva. Per cui, amplificatori costosi con casse economiche andava bene, il contrario no. E, prima di tutto, una sorgente eccellente.

 

La cosa mi è tornata in mente quando l’amico Alfredo mi ha proposto di ascoltare un coppia di diffusori Raidho C1.1. I Raidho li avevo sentiti all’Audio Show di Monaco di Baviera nel 2012, e  mi avevano fatto una certa impressione. Ad Alfredo forse meno: non riusciva a farli suonare come voleva lui, nemmeno con amplificatori costosi e potenti. Poi è arrivata, da fonte seria, l’informazione che, a quanto pare, alla Raidho stessa suggerivano di provare ad ascoltarli con il Naim Nait5si, l’integrato entry level della riverita ditta inglese.

Ora, i Raidho hanno un listino di oltre €12.000, mentre il Nait5si ne costa €1280. Inoltre, i Raidho C1.1 sono diffusori da stand, hanno un woofer da nemmeno dodici centimetri di diametro e un solo altro componente, un tweeter a nastro. Il loro ingombro netto è modesto e, per finire un elenco di caratteristiche che sembrano combinate per scoraggiarne l’acquisto, i loro stand, a prima vista, sembrano messi insieme con gli avanzi di un aspirapolvere e qualche scopo strano che con l’audio non ha molto a che fare.

 

Poi però si scopre che i Raidho sono Danesi, che la membrana del woofer è in ceramica (la tipologia di trasduttore, si dice, con la più bassa distorsione esistente), il suo gruppo magnetico è enorme e di geometria molto speciale ed entrambi i componenti sono realizzati interamente in casa, con mire di qualità altissime. Quanto agli stand, i loro punti d’appoggio sono disaccoppiati meccanicamente dalla struttura e, a un secondo esame, sembrano figli della stessa cura maniacale dei diffusori.

Dunque l’amico Alfredo mi ha messo in mano un Naim Nait5si proponendomi di mettere la strana coppia insieme e di ascoltare.

La sorgente era, in questo caso, un CDP Gold Note Favard Anniversary, di dimensioni molto importanti (e una finitura non esattamente inappariscente) e un costo di altri €12800. In pratica, ci volevano 20 integrati per comperare un CD e un paio di casse (stand inclusi). Messo insieme così, l’impianto sembrava fatto per costringere il piccolo Nait al ruolo di collo di bottiglia, fargli violare la seconda legge del decalogo e assicurargli una figura meschina.

 

Invece, sono rimasto a bocca aperta. I Raidho non suonano né all’americana né all’italiana, questo è stato subito chiaro, ma come suona l’HiFi del Nord Europa: chiari, dettagliati, non aggressivi ma nemmeno inutilmente accattivanti. E il piccolo Nait è stato in grado di fargli esibire un basso profondo, controllato, dinamico, intonato musicalmente e con quel pizzico appena di punch che serve se la musica deve essere anche fun.

La definizione degli ambienti acustici in cui le varie registrazioni del CD demo in ascolto erano state realizzate, era eccellente, le riverberazioni belle e omogenee, la sensazione di coerenza e integrità delle zone dello spettro quasi perfetta. Ma quello che lasciava stupefatti era la velocità dei transienti - cioè, la capacità dei suoni di emergere, istantaneamente, dal silenzio.

Non posso dire che sembrasse di avere voci e strumenti - anche se con certe percussioni l’illusione era proprio divertente, la voce generale del sistema era, nonostante il calore e la toscanità del CDP, piuttosto oggettiva che coinvolgente; ma poiché in musica non è ancora obbligatorio essere sedotti e la partecipazione dell’intelligenza non ancora un reato, posso dire che davvero poche volte ho sentito qualcosa di altrettanto convincente: e l’aggettivo è scelto con cura.

In definitiva, non sapevo se ammirare di più la performance dei diffusori o quella del Nait; e quando, pochi giorni dopo, Alfredo mi ha riproposto l’ascolto delle Raidho con un costoso e decisamente più ambizioso integrato Audio Research CSi 75 da circa €8000, interamente a valvole, non facevo che rimpiangere qualcosa: perché alla straordinaria autorevolezza delle piccole Raidho mancava la straordinaria intelligenza del piccolo Naim (piccolo per modo di dire, fra l’altro: 50 watt per canale e la famosa capacità di pilotaggio della casa).

 

L’epilogo è che le Raidho avranno bisogno di un acquirente un po’ particolare, dotato di risorse economiche e di un certo gusto sonoro, e io temo di rispondere si e no a metà di tali requisiti; ma sappia, l’audace acquirente, che se avrà il buon senso di accoppiargli il Nait 5si, che costa un decimo dei diffusori, sarà ripagato due volte.

 

Massimo Bertola