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ALTA FEDELTA' - CALCO (Lecco)

Naim o Naim?

Ho un amico che ha lo stesso impianto stereo dal 1999. La cosa straordinaria è proprio questa: che ce l’ha da vent’anni. Se lo avesse da quaranta sarebbe uno dei tanti amanti del cosiddetto vintage, i cultori dell’HiFi degli anni ’70, quando tutto suonava meglio, la vita era più bella e più semplice, mentre la sola cosa vera è che avevamo 25 anni e non 65.

Invece, il mio amico ha comprato il suo sistema stereo nel 1999, in un’epoca nella quale la British invasion c’era stata e la mania di cambiare - anzi, upgradare - qualcosa ogni sei mesi era già una prassi diffusa e normale.

Il mio amico vive dalle parti di Chicago, ed è felicissimo del suo sistema, che usa ogni volta che può. Lo ha fatto periodicamente controllare, ma è quello e per ora non ha cambiato nulla.

Dico questo perché io non sono così: negli scorsi 13 anni posso dire che considerando tutto – dai cavi della corrente ai diffusori – penso di avere comprato e rivenduto almeno una quarantina di cose. Forse sono vicino alla cinquantina. Tutto della stessa marca, eccetto per un momento, nel Gennaio del 2017, quando ho provato a cambiare tutto per un Luxman LX590ax e improvvisamente non sapevo più dov’ero e cosa farmene. La marca con cui traffico da decenni è Naim.

Parliamo di amplificazioni: ho avuto, in ordine di dimensione e senza contare le ripetizioni (di certi apparecchi ho avuto quattro o cinque esemplari, naturalmente non allo stesso tempo, ma comprando e rivendendo, cambiando idea, tornando sui miei passi etc.) Nait, Nait 3, Nait 5i, Nait 5, Nait XS, SuperUniti, SuperNait, pre e finali di ogni genere fino alla classica coppia 280/250, e ultimamente sembravo contento del mio terzo SuperNait.

Ma chi può essere contento in questo mondo, e soprattutto nel mondo Naim? Il SuperNait è un eccellente e sottovalutato integrato: perché ha dentro un DAC, e gli appassionati audio (perfino, o dovrei dire soprattutto, nel mondo Naim) sono tanto coerenti e lucidi che snobbano un integrato che ha dentro dell’informatica ma mettono insieme sistemi per lo ‘streaming’ in cui si parte da un Hard Disk multimediale da €200, si lascia che il segnale percorra decine di metri di cavo LAN da 50c al metro per finire con un media player da €4/5000.

Il SuperNait è potente, muscolare, mascolino, pilota qualsiasi cosa, il suo DAC è il più sottovalutato del mondo perché quando gli si collega una sorgente digitale non si accende, sul frontale, nemmeno una piccola spia che indica il bitrate del segnale; però suona quasi come un Benchmark, e certo meglio di molti DAC che hanno un nome e una scatolina tutti per sé.

Ultimamente, il DAC del SuperNait non lo usavo, trovavo l’ampli occasionalmente un filo troppo mascolino e muscolare e, poiché divento vecchio come tutti coloro cui la sorte non dà la grazia di una morte precoce, sentivo il bisogno di un po’ di finezza, di sfumature in più. Di femminilità, ecco. Allora ho cominciato a investigare sulle alternative: per esempio, la nuova serie Uniti: l’Atom, il Nova, lo Star. Ho provato a casa e qui da Alfredo il SuperNait 2 e l’ho trovato quasi del tutto privo di interesse rispetto al SuperNait 1. Mi ero interessato al Nova, poi ho sentito in confronto diretto il mio SuperNait e il Nova è ridiventato quel che è: un eccellente apparecchio della linea Uniti, luminoso, arioso; ma non della serie Classic. Il solo oggetto che avevo snobbato era il Nait XS-2.

Perché? Mah. Il Nait XS originale l’ho avuto anni fa, ma per qualche ragione non mi ha conquistato. Gli ho sempre riconosciuto una qualità pressoché unica nel panorama degli amplificatori Naim, una capacità piuttosto insolita di dipanare, riconoscere, e rendere orgånicamente piccoli dettagli interni, gli strumenti più nascosti dell’orchestra, una cura nel non perdersi nulla per strada che di solito non è la caratteristica principale degli amplificatori Naim, impegnati a rendere i profili netti, i ritmi irresistibili, una verosimiglianza che, per me, li rende gli amplificatori meno dissimili dalla musica vera che io conosca. Lo paragonavo a un piccolo Mark Levinson ma poi, sul forum Naim, l’ho scritto e c’era chi ignorava chi fosse Mark Levinson - chiedi a un Inglese di nominarti dieci grandi oggetti audio e saranno dieci oggetti Inglesi. E tuttavia, allora forse non era il suono per me.

Quindi ho voluto provare il Nait XS-2, e questa piccola bestia mi ha lasciato di sale: è quasi potente come un SuperNait ma ha molta più finezza; la sua voce, rispetto al primo XS, si è un poco spostata verso il basso – come è successo a Joni Mitchell, con gli anni, rendendola supremamente umana e convincente – ma ha mantenuto la capacità di seguire, organizzare e presentare organicamente la musica nei suoi piccoli particolari, quelli che finché non li si sente non ci si accorge di quanto siano importanti. Ecco, l’XS-2 è organico, in modo eccezionale per un ampli di questa categoria, e, in fondo, al suo prezzo, se lo si giudica musicalmente, sembra perfino economico. Ma, naturalmente, non lo è: stiamo pur sempre parlando di Naim.

Credo che finirò per tenere l’esemplare che mi ha prestato Alfredo; è una cosa che ho imparato da e con le chitarre: non bastano marca e modello, è l’esemplare che conta; quello che hai lì. Se ti piace, pagalo e tienilo. Andare a cercare l’occasione, l’usato, il risparmio a tutti i costi, se non è una faccenda di vita o di morte, è triste. In più, c’è sempre la possibilità di morire prima di avere trovato il pezzo d’occasione al prezzo giusto. Non siamo eterni. E il Nait XS-2 è un bellissimo ampli, probabilmente più longevo dei suoi proprietari. Colto e musicale, raffinato ma non privo di – come chiamarle..?

Massimo Bertola

* P.S. Il mio amico di Chicago ha un CD, un integrato e due alimentatori esterni Naim.

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